mercoledì 7 maggio 2014
mercoledì 9 aprile 2014
La Topomachia
![]() |
| J. jin su sci Giovanni - Imitazione di drago cinese - carboncino su a4, 2014 coll. privata |
I topi sono tanti milioni di milioni, ratti, granaioli, di campagna, di città, criceti, cavie, bufirine e chi più ne ha chiami il derattizzatore. Il topo roditore naturalmente rosicchia e rosicchia a più non posso e di tutto.
Nel ventesimo secolo, vinte le paure ancestrali di malattie tipo la peste, un manipolo di creativi decise di fare una scommessa: modificare nell'immaginario collettivo la figura del topo. Nacquero negli anni i vari Topolino, Minni, Jerry, Speedy Gonzales (per le minoranze ispaniche), Topo Gigio, Topo Moto fino ai vari Geronimo Stilton.
Se da un lato questa idea ha creato un grosso giro di affari nel campo dei parchi a tema ed in tutto l'indotto dei peluches, di certo chiunque dovesse trovare un piccolo topo nella propria casa non sarebbe felice e farebbe di tutto per eliminare lo sgradito ospite. Questo articolo vuole riportare alcune testimonianze che possono essere di ausilio a chi dovesse trovarsi ad avere a che fare con sgradevoli roditori destabilizzatori della tranquillità domestica.
Il signor Dante Consiglio racconta:
Nel 1999, era inizio estate, nelle ore notturne sentivo il pianoforte verticale posizionato nel salotto suonicchiare da solo. Era un leggero arpeggio rievocante la nuova corrente sperimentale e minimalista nipponica. Non credendo ai fantasmi per partito preso, mi ero convinto che il repentino cambio climatico generasse dei movimenti di assestamento nel legno del succitato strumento. Per me era tutto normale. Il sospetto che non fosse quello che ho appena descritto, mi venne quando all'arpeggio si aggiunse una parte ritmica come di masticamento in terzine rapide e decise. All' apertura del piano notai un topo del tipo bufirina che si era trasferito a vivere all'interno dello strumento. Tentai in prima istanza di colpirlo con i martelletti suonando un brano rock velocissimo. Non ottenni i risultati sperati e dopo alcuni consigli ricevuti da esperti del settore, catturai il nefasto inquilino grazie ad una trappola a base di formaggio. Eliminazione drastica. E pensare che da bambino adoravo le puntate dove Jerry era una volta pianista e una volta direttore d' orchestra contendendosi la scena con il povero Tom.
La signorina Grecya Colmenares ricorda:
Una volta era inverno ed aspettavo un carico di legna per il camino. Arrivò il boscaiolo e riempita la legnaia, mi portò alcuni tronchi in casa. Ma dalla cavità di uno questi uscì un topino granaiolo. Il roditore restò impietrito dalle mie urla dando il tempo al boscaiolo di assestargli un colpo di scopa fortissimo che lo spedì sulle sponde della bibblica fogna dove le anime dei topi vengono traghettate nell'aldilà.
Il signor Felice Termini con simpatico candore ci racconta:
un giorno il mio gatto mi portò in dono un topo. Al momento della consegna del regalo il topino fuggì. Fu necessario un anno per catturare questo abilissimo roditore. La trappola allestita adoperava come esca un noto pongo colorato, commercializzato in tutte le cartolibrerie.
Sono solo alcuni dei racconti che in questi anni abbiamo raccolto. L'antica lotta fra uomo e topo resterà sempre un evergreen dell'evoluzione. Alcuni popoli hanno fatto di necessita' grande intrattenimento: il popolo dei Gargiofisi costruiva nelle sue case di fango piccole arene dove far combattere, in una sorta di corrida ante litteram, i topi e i giovani adolescenti in un cruento rito di passaggio.
Fino a quando le due specie divideranno lo stesso habitat ogni qualvolta si incroceranno sarà topomachia perchè i due modelli di società sono incompatibili alla convivenza. Allora studiate e preparatevi, allenatevi ed armatevi per lo scontro che deciderà la supremazia sul pianeta.
Per chi volesse approfondire l'argomento consigliamo alcuni libri:
- Derattizzazione fai da te;
- Come diventare gatti con l'autoipnosi;
- Topi famosi del rinascimento ;
- Topazio fenomenologia di una soap;
- I topi ed i suoi derivati: Tutto sulla toponomastica.
Nel ventesimo secolo, vinte le paure ancestrali di malattie tipo la peste, un manipolo di creativi decise di fare una scommessa: modificare nell'immaginario collettivo la figura del topo. Nacquero negli anni i vari Topolino, Minni, Jerry, Speedy Gonzales (per le minoranze ispaniche), Topo Gigio, Topo Moto fino ai vari Geronimo Stilton.
Se da un lato questa idea ha creato un grosso giro di affari nel campo dei parchi a tema ed in tutto l'indotto dei peluches, di certo chiunque dovesse trovare un piccolo topo nella propria casa non sarebbe felice e farebbe di tutto per eliminare lo sgradito ospite. Questo articolo vuole riportare alcune testimonianze che possono essere di ausilio a chi dovesse trovarsi ad avere a che fare con sgradevoli roditori destabilizzatori della tranquillità domestica.
Il signor Dante Consiglio racconta:
Nel 1999, era inizio estate, nelle ore notturne sentivo il pianoforte verticale posizionato nel salotto suonicchiare da solo. Era un leggero arpeggio rievocante la nuova corrente sperimentale e minimalista nipponica. Non credendo ai fantasmi per partito preso, mi ero convinto che il repentino cambio climatico generasse dei movimenti di assestamento nel legno del succitato strumento. Per me era tutto normale. Il sospetto che non fosse quello che ho appena descritto, mi venne quando all'arpeggio si aggiunse una parte ritmica come di masticamento in terzine rapide e decise. All' apertura del piano notai un topo del tipo bufirina che si era trasferito a vivere all'interno dello strumento. Tentai in prima istanza di colpirlo con i martelletti suonando un brano rock velocissimo. Non ottenni i risultati sperati e dopo alcuni consigli ricevuti da esperti del settore, catturai il nefasto inquilino grazie ad una trappola a base di formaggio. Eliminazione drastica. E pensare che da bambino adoravo le puntate dove Jerry era una volta pianista e una volta direttore d' orchestra contendendosi la scena con il povero Tom.
La signorina Grecya Colmenares ricorda:
Una volta era inverno ed aspettavo un carico di legna per il camino. Arrivò il boscaiolo e riempita la legnaia, mi portò alcuni tronchi in casa. Ma dalla cavità di uno questi uscì un topino granaiolo. Il roditore restò impietrito dalle mie urla dando il tempo al boscaiolo di assestargli un colpo di scopa fortissimo che lo spedì sulle sponde della bibblica fogna dove le anime dei topi vengono traghettate nell'aldilà.
Il signor Felice Termini con simpatico candore ci racconta:
un giorno il mio gatto mi portò in dono un topo. Al momento della consegna del regalo il topino fuggì. Fu necessario un anno per catturare questo abilissimo roditore. La trappola allestita adoperava come esca un noto pongo colorato, commercializzato in tutte le cartolibrerie.
Sono solo alcuni dei racconti che in questi anni abbiamo raccolto. L'antica lotta fra uomo e topo resterà sempre un evergreen dell'evoluzione. Alcuni popoli hanno fatto di necessita' grande intrattenimento: il popolo dei Gargiofisi costruiva nelle sue case di fango piccole arene dove far combattere, in una sorta di corrida ante litteram, i topi e i giovani adolescenti in un cruento rito di passaggio.
Fino a quando le due specie divideranno lo stesso habitat ogni qualvolta si incroceranno sarà topomachia perchè i due modelli di società sono incompatibili alla convivenza. Allora studiate e preparatevi, allenatevi ed armatevi per lo scontro che deciderà la supremazia sul pianeta.
Per chi volesse approfondire l'argomento consigliamo alcuni libri:
- Derattizzazione fai da te;
- Come diventare gatti con l'autoipnosi;
- Topi famosi del rinascimento ;
- Topazio fenomenologia di una soap;
- I topi ed i suoi derivati: Tutto sulla toponomastica.
Tommaso Silvestro
detto il
TOPOMERUMENI
martedì 18 marzo 2014
L'esame di Coscienza
![]() | |
| Genni Calandra - Settete - acquerello su a4 - 2014 coll. privata |
Quando ero piccolo temevo con tutte le mie forze il momento della confessione. Il venerdì cominciavo ad andare in apprensione, la domenica alle porte, cercando di ricordare quali peccati avessi confessato la volta precedente e quindi di quali parlare: ci tenevo veramente tanto a non raccontare le stesse cose due volte di seguito... Mi sforzavo di tenere un diario mentale, questo l'ho detto quindi lo ripeterò tra due confessioni, cose del genere insomma.
Il problema é che un bambino di nove anni che cavolo di peccati può avere mai commesso? Lo dicevo alla catechista, tra l'altro una bella donna che suscitava inesperti pruriti, e lei mi rispondeva con un'avemaria. Se le chiedevo perché il catechismo lo dovessero fare proprio di domenica mattina, lei rispondeva con un padrenostro. Una volta le chiesi come mai ci fossero tante ingiustizie nel mondo e lei attacco con l'attodidolore e nella parte che fa Permiacolpamiacolpamiagrandissimacolpa si colpi il petto così tanto forte che non le venne mai un infarto. La cosa brutta fu che i miei compagni fecero lo stesso guardandomi fisso fisso.
Poi c'erano cose senza senso, tipo le storie di natale dei miei compagni appunto: una volta uno raccontò che con la famiglia, usciti da un negozio pieni di sacchetti, videro una famiglia barbona (padre barbone madre barbona figlia barbona e figlio barbetta) e gli diedero tutta la spesa fatta per il natale. E la maestra che faceva "Ma quanto siete stati bravi! Ma che bel gesto! É questo il vero significato del natale!" (cioè sparare minchiate) e si infilò in un gloriaaddio con coreografie e tanti avvitamenti. La volta successiva raccontai che avevo diviso il mio cappotto, metà spalla per uno, con un bambino povero e la maestra grido Graziesignoregraziegrazie. Dopo qualche tempo le dissi di averla vista in sogno mentre indicava un cespuglio lambito dal vento che sussurrava Vivagesu (avevo troppi pruriti per lasciar perdere la sua approvazione) e venni promosso.
Comunque la domenica mi dirigevo verso il confessionale e mi giocavo le mie carte migliori: Ho litigato con i miei compagni, ho sputato a terra e ho disubidito ai miei genitori. Il prete mi chiedeva "Lo farai più?" e io rispondevo con quel candore da bambino novenne "NO!". Poi mi dava la penitenza, tipo tre avemaria cinque padrenostro e sei attididolore.
Ora, io non é che le preghiere le sapessi veramente bene... Più che altro stralci... Tipo Orsùdunqueavvocatanostra e deltuosenogesù... Quando le dicevamo mi nascondevo nel gruppo muovendo le labbra e se capivo che la parte la sapevo, alzavo la voce nella speranza che la maestra mi sentisse (che prurito!).
Comunque andavo a sedere proprio in prima fila con la faccia più peccatrice che avevo e cominciavo a raccogliere le parole. Guardavo gli altri accanto a me, in maggioranza vecchine, e pensavo a chissà quali peccati avessero mai commesso, per stare li ore intere. Così facendo squagliavano minuti interi, poi la colpa per il tempo perso mi assaliva e cercavo di ricominciare il conto delle preghiere dette e dopo poco, siccome avevo nove anni, mi stancavo e andavo a giocare. Ovviamente sperando che il prete non mi tenesse d'occhio... non sarei mai riuscito ad ammettere che non facevo la penitenza.
E così da adulto decisi che era arrivato il momento di fare un bell'esame di coscienza. Già, ma come?
Sentivo di alcuni amici che avevano tentato l'esame più volte senza mai farcela, altri che avevano preferito biennarla e si erano persi nel corso monografico, un signore era andato a fare l'esame di coscienza digiuno e poi gli avevano dato un succo di frutta, un ragazzo che conoscevo aveva posteggiato male e l'esaminatore lo aveva bocciato... Insomma tante verità che mi servivano a capire che la coscienza, come la giri la giri, ti influenza tanto. Ci ho messo anni a capire come si facesse l'esame.
É una specie di masterchef condotto dalla ventura mentre malgioglio canta canzoni di mina con tanto di prove di danza canto recitazione e scrittura di un testo e con tanti concorrenti, il tutto condito dalla giuria popolare presieduta dall'ospite straniero, uno che non parla un cazzo di italiano e dice cose tipo "molto bravo di movimento" e "mi ho chomossso". Dura quattro settimane, si può andare in nomination oppure essere eliminati.
Ora che ho finalmente capito però, devo dire che la mia vita é migliore, ora so quali sono le domande giuste e se rispondo bene é come se toccassi il sesso di un'angela.
Ora che ho finalmente capito posso citare le parole di una persona molto saggia, magari non una madreteresa ma sicuramente una sorellateresa e che nelle notti di luna piena, quando la luna sembra voler parlare con gli uomini, grida al cielo con tutto il fiato in gola e tutto il suo fervore: "Io credo dopo, io credo poi!" e si lascia andare a balli tutti capriole e saltelli.
Ars Attack2000
giovedì 27 febbraio 2014
Incontrovertibile Natura Umana
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| Ercola Cosisuduepiedi - La macchina Aggiustatutto - matite su a4 - 2014 coll. priv. |
Oicade Ecasto Vatinni U Postu e' il mantra della mia vita, e' una litania che si ripropone sempre e che e' paradigma di una mia particolare caratteristica. Ho l'innata capacità, quando mi si presenta la necessità di scegliere fra due opzioni, di preferire l'oppurtunità che si manifesterà fallimentare e catastrofica. Sin da piccolo manifestai questo talento all'incontrario, quando ad esempio al gioco dei due pugni di cui uno cela il pegno io sceglievo sempre il pugno vuoto.
Quando toccavo i compagni per una partita di calcio, raggruppavo le seconde scelte e mi toccava il classico bimbo inabile al gioco del pallone per insalata. Per non parlare delle memorabili disfatte a I mia i tua - Testa o Croce - Pari o Dispari - ed affini. Niente, neanche per la legge dei grandi numeri sono mai riuscito a sovvertire questo trend, una serie negativa oltre ogni ragionevole dubbio.
Negli studi tutto ciò ha avuto un suo peso. Ogni italico ma che dico mondialico studente si e' trovato almeno una volta a buttarsi nel dare una risposta ad un quesito a due uscite. Se stai nella media, il 50% dovresti azzeccarle. Io mai. Sembrava che i professori lo capissero, che sentissero l'olezzo del terrore. E' stata un'ecatombe.
Un giorno fui interrogato in greco. Il professore, capendo che per ovviare al mio handicap io imparavo tutto a memoria, mi chiese quale fra Oicade ed Ecasto fosse qualcosa che oggi non ricordo nemmeno. Io optai per Ecasto e lui mi caccio' a posto fra gli sguardi divertiti dei miei compagni. Oicade Ecasto Vatinni U Postu. Fenomeno da baraccone.
Crescendo tentai di appellarmi alla filosofia e provai ogni qualvolta mi si poneva un out out di non scegliere. Di stare fermo, immobile come un rospo. Ma scegliere di non scegliere diveniva una fra due opzioni e quindi sbagliavo. E' una tortura.
Oggi sono amministratore delegato di una multinazionale e da me dipendono molte vite, lavoratori e famiglie. Devo dire che è un po' strano mantenersi freddi quando hai tutte queste responsabilità. Forse qualcuno di voi si stupirà, starà pensando "Ma come e' possibile? con tutti quelli che potevano metterci..." e forse e' anche vero, ma io sono nipote di un cardinale.
Questo e' il mio vero talento, per il giusto verso. Forse in una società meritocratica sarei stato al massimo un impiegato di concetto, mero esecutore senza potere decisionale, in una società primitiva la selezione naturale avrebbe fatto di me cibo per fiere. Ma in una società civile sono un colletto bianco grazie a mio zio cardinale e grazie al nepotismo, al capitalismo, al favoritismo e al clientelismo. Domani sarò ospite in un talk show televisivo per parlare della chiusura di 5 (cinque) centri per mancanza di fondi. Sono emozionato. Chissà come sembrerò in video, magro o grasso, alto o basso, simpatico o antipatico. Meno male che non dovrò scegliere io altrimenti gli italiani parlerebbero di me come di quel nano ciccione antipaticissimo. Guardatemi.
Neutralmente Vostro
Bonifacio Leone Borgia
mercoledì 12 febbraio 2014
La prima teoria dei Neandertal
![]() |
| Sav'Anna - Jem e le ologram - colori su a4 - 2014 coll. privata |
Vi sarà capitato di notare dei figurini strambi che camminano tra di noi, con i nostri stessi zaini per andare a scuola, le stesse nostre borse da lavoro e i nostri stessi occhiali.
Praticamente
l'altra volta prendo la macchina e di punto in bianco il tizio che
avevo davanti si ferma di botto senza mettere manco una freccia. Uno
con la fronte piccola e stretta, il corpo tozzo e con le gambe
pelose, le orecchie piccole e cattive, si ferma in mezzo alla strada
così di botto, scende per entrare in un bar e lascia la macchina lì
a bloccare tutto il traffico.
Io,
ovviamente, scendo col crick, lo chiamo redarguendolo e questo
comincia con cose tipo: Viri ca iu
medfiajfks sflonalnfgsn dfljns,
U capisti? (traduzione per gli amici che ci seguono dalla
Svizzera: Vedi che io
medfiajfks sflonalnfgsn dfljns, Hai
capito?) il tutto gridato sputandomi addosso pezzi di cornetto
alla marmellata sul cappotto e con il dito puntato come una pistola.
Cioè io
rimango cosi, stubidito, lo guardo con vero terrore, lascio cadere il
crick dalla mano e corro verso la macchina...
Mi
sentivo infreddolito, mi aveva forse lanciato una maledizione...
metto in moto e corro verso la farmacia e per la strada macchine
ferme a cazzo di BIP e altre che suonano il clackson, una donna
davanti ad una vetrina che grida: Unni
Viri ca ci trasi un Puilman uohrngojnfva erognasjoln
qnvealjònve onvjfaln MAH!
(Traduzione per gli amici che ci seguono dalla francia, in
particolare René, l'amico di Milzà che con Fois Gras (per gli amici
che ci seguono dalla spagna sarebbe Fegatodos) ha firmato pagine
indelebili dei migliori giornali, Non vedi che ci passa un pulmann
uohrngojnfva erognasjoln qnvealjònve onvjfaln MAH!)
e io rimango più stubidito di prima, tipo così guarda, capito?
La
signora aveva la stessa fronte stretta e tediosa, le stesse piccole
orecchie e guardava con quei particolari occhi che ti fanno gelare il
sangue nelle vene.
Arrivo in
farmacia e mi metto in fila, ma ecco entrare una specie di uomo,
supera tutti quelli che stanno aspettando e si rivolge al medico con
una litania:
“Mi
fa mali a tieista ljangvàò jcþ@ksnfvklean volksàgf
þĸłdsmf, rammi na pillula
(ho dolore alla testa ljangvàò
jcþ@ksnfvklean volksàgf þĸłdsmf, mi
dia un analgesico)”
Esco
fuori e un signore butta a terra un fazzoletto gridando Ma
chi minni futti kajngojenvòjnsdèvlnaov ojnvsòv
onvfoèqenv onmfvo 234 vonsèvns! (Cosa
me ne importa kajngojenvòjnsdèvlnaov ojnvsòv onvfoèqenv
onmfvo 234 vonsèvns!)
Ci
sono dei bambini sulle mini moto che tirano per
aria un gatto Amunì amunì
pkmfjiks (vai vai
pkmfjiks), uno con il motorino
che crossa in mezzo alla gente dicendo Minchia
sto muturi babum babum U
sienti? (pene, questo
motore Babum babum lo
senti?) e un venditore
ambulante che grida Pullanchielle e cavure e pulite e
tiennere, va va vaaaaaa vavavaaaaa e tiennere (pannocchie
e calde e pulite e terene va va vaaaaaa vavavaaaaa
e tenere).
Ovunque
mi giri ci sono loro, uomini e donne con la fronte ottenebrata, lo
sguardo a fessura e il mento pronunciato. Si muovono a rallentatore
emettendo suoni come questi AAARRRGG,
MMFIJMPI, BRUM BRUM, PAPPE,
hanno vestiti come i miei (ma
li portano male),
sembrano utenti di un manicomio, sbavano e sputano per terra, se
comprano qualcosa lo fanno con estrema volgarità gridando cose come
Quaaaantuuuuu? Me cucinu u stissu un evuru! OuhnfrwkhvjscnoiW
OÈWHFCOÈIW NOIJCIOWEÈJ Minchia
ma si caravigghiaru (quanto?
Un mio cugino, in un altro posto, ha comprato lo stesso oggetto
pagandolo un euro! OuhnfrwkhvjscnoiW OÈWHFCOÈIW
NOIJCIOWEÈJ, Pene lei ha dei prezzi
molto alti), si
fermano in modo scomposto, se contano fanno cosi Uno Due Pollo
Ventisei, se si urtano
si dicono cose come
“Sta Taliata?
Irmnevki? (come mai mi stai
guardano? Irmnevki?)
Cerco
di scappare ma vengo fermato da due tizi che mi chiedono: “Ciao,
scusa se ti disturbiamo ma volevamo sapere se hai pregiudizi nei
confronti dei bambini disabili” ed io penso Ma che c'entra? Perché
dovrei avere pregiudizi? Io sono nato a Palermo, loro sono di Sabily
(sarà una città tipo della jugoslavia) perché dovrei avere
pregiudizi? Glielo dico, pure, e loro mi guardano come se fossi io
quello strambo e scappano via. Penso Uao
ho trovato il modo di non farmi fermare per la strada, ma la mia
testa comincia a riempirsi di suoni gutturali e inizio a soffiare
come un gatto fiu fiuu... davanti a me c'è la vetrina di un negozio:
mi guardo e penso Ma chi è quello stronzo? Ah, io.
A questo
punto sono caduto a terra svenuto.
Quando mi
sono ripreso ho capito una cosa vera. Che qui a Palermo l'umanità ha
avuto una storia evolutiva differente dal resto del mondo. Ebbene,
qui a palermo (per gli amici che ci chiamano da fuori il prefisso è
091) una colonia di Neandertal è sopravvissuta.
Il
farmacista è Neandertal, il sindaco il polizziotto il fruttivendolo
sono Neandertal. FINANCO (è il nome di una finanziaria, lo spot è
così: C'è un vecchio paralizzato buttato in un letto con l'ossigeno
attaccato che dice sorridendo e muovendo gli occhi piene di mosche:
“Hanno finanziato FINANCO me!” Scusate ma questo blog si basa
sulla pubblicità) FINANCO dicevamo gli autori di questo blog sono
Neandertal.
Per
fortuna che almeno sono un Neandertal bello tipo Brad Pitti (non
l'attore, ma uno che conosco io).
Ludovico Angela e Alberto
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